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Archive for febbraio 2009

Il Comune di Saludecio

Passeggiando passeggiando si arriva a Saludecio, un comune collinare a 31 chilometri da Rimini, al confine con le terre del Montefeltro. Si tratta di una parte dell’entroterra romagnolo molto bello però poco conosciuto, un territorio ricco di antichi possedimenti della famiglia Malatesta, una delle Signorie italiane più potenti che ha scritto la storia tra il Medioevo ed il Rinascimento.

Saludecio fa parte delle terre della Signoria dei Malatesta. E’ facilmente raggiungibile: l’autostrada di riferimento da Bologna è la A14, oppure le strade che partono da Arezzo e da Urbino nelle Marche.

Questa località ha rivestito una notevole importanza storica nel periodo fra il 1500 e il 1800 come testimoniano i resti ben conservati delle costruzioni cittadine che si sviluppano lungo la collina fino alla sua sommità. Il borgo antico, con i palazzi signorili e con la Chiesa Parrocchiale di S. Biagio, che custodisce il Santuario del Beato Amato e il Museo di Saludecio, è armonioso ed ordinato. La chiesa è di notevoli dimensioni, ricca di opere d’arte, è dedicata al culto del Beato Amato Ronconi, che ha avuto un notevole valore sia come autorità storica che religiosa. Adiacente alla chiesa si trova la Porta Marina. La porta di ingresso al paese è del quattrocento ed è sovrastata da una torre. Il museo cittadino è dedicato al Beato Amato Ronconi ed è ricco di oggetti d’arte sacri di notevole interesse storico. Non si devono dimenticare altre strutture pregevoli come Palazzo Albini, la Torre Civica, la Chiesa e il Convento dei Gerolimini, la porta Montanara. Poco lontano dal paese si trovano i borghi fortificati di Meleto e di Cerreto.

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Chi decide di trascorre una giornata a contatto con la natura passeggiando per la campagna e per i boschi dell’entroterra romagnolo può ammirare vari tipi di vegetazione.  Le zone rocciose sono molte e si può spendere un po’ di tempo cercando le piante tipiche delle zone resistenti alla aridità, al sole e all’azione dei venti. Si tratta di organismi specialisti come il Sedum album e la S. maximum, il Vilucchio bicchierino, la Violaciocca e soprattutto la Ruta comune, dal forte profumo aromatico. Non è difficile trovare alcune specie di uccelli mediterranei che ben si adattano alla vita tra le rupi. Tra le pareti ricche di fessure possono nidificare il Gheppio e il Passero solitario, un uccello di colore blu (maschio) o marrone (femmina).

I calanchi sono ricoperti da una vegetazione erbacea ed arbustica, in alcuni punti anche molto complessa. In più punti i terreni sono instabili, franosi e soggetti a colate nelle fasi piovose, aridi e secchi nei periodi caldi. Le piante caratteristiche sono l’Agropyron pungens, l’Aster Linosyris e l‘Artemisia cretacea. Nelle zone più umide si trovano estese formazioni di cannuccia del Reno, una graminacea che trattiene il terreno e lo prepara per le specie più esigenti.

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Le tre torri di San Marino e l'entroterra romagnolo

Entroterra Romagnolo e le Tre Torri di San Marino

Lungo le sponde del fiume Marecchia e nei vari bacini artificiali presso il suo corso si trova una vegetazione paludosa composta da canneti di Canna di palude, particolarmente fitti dove l’acqua è ferma e poco profonda. Legate all’acqua vi sono piante come la Salcerella, la Mestolaccia e i giunchi. Trovando un buon posto di osservazione si possono studiare gli uccelli che si  fermano durante la migrazione per riposarsi e nutrirsi. Uccelli migratori sono come la Cicogna bianca, la Cicogna nera e il Falco pescatore. Alcune specie si sono insediate stabilmente a testimonianza che si tratta di una zona ecologicamente sana ed adatta alla riproduzione. Nelle garzaie di Nitticora hanno nidificato le  coppie di Garzetta e la Sgarza dal ciuffo, l’Airone rosso, la Marzaiola, la Pavoncella ed il Falco di palude.

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Il colle di Covignano

Appena fuori Rimini si trova il Colle di Covignano o Collis vineanus (colle delle vigne) dal quale si gode il bellissimo panorama della costa adriatica. E’ proprio su questo colle che sono stati rinvenuti i più antichi insediamenti umani risalenti addirittura al Paleolitico. Dove ora si trova il seminario sono state trovate tracce di un villaggio dell’età del Bronzo. Molto interessante è il deposito votivo del VI secolo a.C. di Villa Ruffi. Ma le ricchezze storiche ed archeologiche del Colle di Covignano non finiscono qui.

Percorrendo via Covignano dopo la prima salita si trova la ex chiesetta del Crocifisso con un portale gotico perfettamente conservato, si percorre poi la “Via Crucis delle Grazie“, dove si possono ammirare entro le varie cellette le ceramiche dello scrittore Elio Morri, fino al Santuario della Madonna delle Grazie divenuto nel tempo convento francescano, con un suggestivo chiostro. Particolarmente devota alla “Madonna delle Grazie” è la gente di mare, il soffitto della chiesa infatti richiama la carena di una nave e la chiesa è ricoperta di ex voto, alcuni molto antichi. Si trova qui il Museo degli Sguardi dove sono esposti tutti gli oggetti raccolti dai missionari francescani in Africa e in Nuova Guinea.

La Chiesa di San Fortunato, che si trova più a monte, era una antica abbazia degli Olivetani di S. Maria in Scolca, prima ancora una fortificazione militare, per la sua posizione privilegiata. In cima al colle si trovava il convento dei Padri Romiti, ora sono rimaste solo delle grotte dette appunto dei Romiti. Non si sa bene per quale ragione furono scavate queste grotte, così intorno alla loro esistenza sono fiorite decine di leggente alimentate dal fatte che furono realizzate con particolare cura e con uno schema molto regolare. Le antiche fonti romane sono state trasformate nelle Terme della Galvanina. Tra le tante ville che sono state costruite in collina in particolare, per il suo valore storico, è da ricordare Villa Ruffi, dove furono ingiustamente arrestati alcuni capi repubblicani guidati da Aurelio Saffi. Si trattò di uno dei primi scandali politici dell’Italia Unita.

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Verucchio: sagre ed eventi

Nei mesi di agosto e di settembre di ogni anno il borgo di Verucchio si trasforma in un perfetto borgo rinascimentale, non solo perchè l’ambiente è stato perfettamente restaurato e recuperato all’antico splendore dei tempi della Signoria dei Malatesta, ma perché si svolgono le “Feste dei Malatesta”. Ci trova immersi in pieno spirito rinascimentale perché osservando una rigorosa ricostruzione storia vengono organizzati tenzoni tra cavalieri, rituali arcaici, giostre cavalleresche, parate, grandi banchetti in piazza e nelle strade, cene di corte e di popolo. Per due lunghi mesi questo paese dell’entroterra romagnolo coinvolge gli spettatori in una unica ed originale ricostruzione storica.

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Nel mese di maggio, in piena fioritura delle rose, si organizzano mostre, convegni e concorsi dedicati a questo fiore che sboccia negli angoli più caratteristici di Verucchio, creando originali macchie di colore dai profumi inebrianti. Si tratta delle Rosa Fresca Aulentissima che viene coltivata anche negli splendidi giardini del vecchio borgo.

A luglio ha luogo “Verucchio Festival”, appuntamento immancabile con la musica etnica e le nuove tendenze musicali.
Con l’autunno hanno luogo a settembre, e precisamente la seconda domenica del mese, “La fiera de Quatorg” e nel mese di gennaio “La fira de Bagoin”, culmine della gastronomia romagnola dove al centro di ogni piatto c’è la carne di maiale.

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Sagre del mese di Marzo

Con l’arrivo della primavera preannunciata dal sole e dal caldo può essere molto gradevole soggiornare durante il fine settimana nei piccoli alberghi, nelle locande e negli agriturismo che si trovano nell’entroterra romagnolo. Le giornate più lunghe e miti invitano a fare lunghe passeggiate, a piedi, in mountain bike o a cavallo, attraverso le valli e lungo i sentieri che attraversano i boschi fino ad arrivare in cima ad un antico maniero dall’alto del quale ammirare il panorama.

Chi ama l’enogastronomia romagnola può sostare per uno spuntino in una delle tante caratteristiche osterie dove vengono proposti vini D.O.C. , grappe, pane con confettura o miele, taglieri di affettati e formaggi locali. In particolare a partire dal mese di marzo in queste località si incominciano ad allestire sagre e mercatini dedicati alle pregevoli specialità culinarie della zona e ai prodotti dell’artigianato locale.  

A Morciano di Romagna si svolge l’antica Fiera di San Gregorio che è una delle più rinomate della regione. Oltre che una mostra dei prodotti dell’artigianato e dell’industria locale è un vasto mercato dove sono offerti in vendita i prodotti tipici della Valconca come il, miele, il nocino, i fichi verdi caramellati, la marmellata di cotogne e noci, l’olio extra-vergine, le grappe, i sott’oli.

A Forlimpopoli ha luogo tutti gli anni nel mese di marzo la festa popolare della Fiera della Segavecchia durante la quale si brucia un fantoccio di paglia come buon auspicio per la nuova stagione. Rocca San Casciano è famosa per la Festa dei Falò che ha luogo solitamente alla fine di marzo e all’inizio di aprile. Sono in gara i vari rioni cittadini per vincere il premio per il migliore falò.

Cervia, località affacciata sul mare Adriatico, è famosa per la fiera di San Giuseppe e la Sagra della seppia che ha luogo a Pinarella. Al pubblico è offerta gastronomia marinara, animazione, spettacoli, musica e mercatini. Sulla spiaggia libera di Cervia ci si ritrova per il tradizionale appuntamento con la focarina e i fuochi d’artificio sul mare.

La Sagra del tartufo bianchetto di pineta di Classe si svolge nella pineta di Classe con stand gastronomici e degustazioni gratuite, mercatini,  gare sportive, camminate, escursioni in mountain-bike.

A Cesenatico nel primo week-end di marzo ha luogo la rassegna gastronomica “Cesenatico azzurro come il pesce”, con degustazione di pesce arrosto per tutti i partecipanti offerto dai pescatori locali. In novembre si replica con la festa “Il pesce fa festa”. Si tratta di una festa per valorizzare il pesce povero, ma saporito, del Mare Adriatico, come i sardoncini, preparati con olio e limone, le poveracce, cucinate con i fagioli, lo sgombro cucinato con la pasta. Questi buoni piatti sono accompagnati dai freschi vini romagnoli come il rosso Sangiovese e il bianco Trebbiano.

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Rocche Matestiane

Sul versante del Marecchia, dal lato opposto a Verucchio, si trovano le fortificazioni di Torriana (già Scorticata), Montebello e Saiano. Abitate in origine dai Villanoviani, furono contese nel Medioevo tra le signorie che conquistarono queste terre per la loro posizione strategica. Dalle loro alte rocche infatti era possibile il controllo del territorio fino al mare Adriatico.

A Torriana e a Saiano si trovano solo i resti delle rispettive rocche, mentre a Montebello sorge uno dei castelli meglio conservati dell’intera regione che appartiene da ben 600 anni ai Conti Guidi di Bagno. La storia di questi castelli è strettamente legata alla storia dei Malatesta di Rimini. A Scorticata, nel 1330, Ramberto Malatesta fu ucciso dal cugino Malatestino Novello. A Montebello si può sentire e vedere il fantasma di Azzurrina, una bambina scomparsa nei sotterranei del castello. Il “castrum” di Saiano fu eretto su uno sperone pietroso affacciato sul fiume Marecchia, probabilmente dai bizantini, come si può dedurre dalla torre a forma cilindrica. Fu occupato dai conti Carpegna, dalla Signoria dei  Malatesta e infine dai conti Guidi di Bagno. Sui suoi resti è stato costruito il bellissimo Santuario della Madonna di Saiano, meta di pellegrinaggio da parte dei fedeli mariani. Presso Montebello, a Fontebuona, si combatté il 22 settembre 1944, l’ultima cruenta battaglia della linea gotica all’altezza della Valmarecchia.

Questi luoghi sono noti non solo per il loro valore storico e culturale ma anche per la il loro alto valore ambientale e paesaggistico. Entro l’Oasi naturalistica di Torriana-Montebello si possono ammirare i caratteristici calanchi argillosi che si trovano lungo il fiume Uso, la cava di gesso ancora in attività in località I Gessi, ma soprattutto ai margini dei boschi, sulle valli del Marecchi e dell’Uso, si affacciano le lepri, le volpi e anche qualche bel capriolo. Non lontano da Montebello si trova l’Osservatorio naturalistico della Valmarecchia.

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San Valentino a Gradara

La festa degli innamorati che ricorre il giorno di San Valentino, il 14 febbraio, può essere festeggiata a Gradara. L’entroterra romagnolo deve essere visitato non solo per le bellezze naturali ma anche perchè ricco di storia e di cultura, proprio a Gradara ha avuto luogo la storia di due innamorati famosi, finita tragicamente come cantato anche da Dante nella Divina Commedia: Paolo Malatesta e Francesca da Polenta. In questa deliziosa località rinascimentale viene riprosta l’edizione 2009 di “Gradara d’amare”. Il primo appuntamento è per sabato 14 con il concorso “La più bella dedica d’amore”, come premio una cena romantica per due.

Castello di Gradara

Castello di Gradara

Nel pomeriggio ci sarà la possibilità di visitare il borgo e la rocca in una atmosfera da “amor cortese” che terminerà con una vera e propria lezione di corteggiamento ad opera di cavalieri e dani, tutti i partecipansici ti saranno introdotti agli usi e ai modi delle corti rinascimentali.

Tutti coloro che decideranno di trascorrere l’intera giornata a Gradara saranno intrattenuti da animazione e spettacoli con musici, poeti e maghi. Molto divertente si preannuncia la parodia della Divina Commedia dal titolo “Incontriamoci all’Inferno” , a cura di Cinzia Demi. Il giorno 15 febbraio invece si potrà assistere alla storia di Paolo e Francesca a cura di Korekanè, il tutto in tre minuti.

Non mancherà il tradizionale mercatino di San Valentino, qui le bancarelle venderanno i prodotti tipici della gastronomia locale, come vino, formaggio, salumi e piadina, ma saranno anche esposte le opere di artisti e pittori. Per i più golosi a Palazzo Rubin sarà possibile assaggiare immersi in un ambiente dal sapore settecentesco i saori del vino dolce di Sicilia, delle visciole e del Cecioto della Valpolicella unitamente a tante specialità dolciarie locali.

Per prenotazioni: Pro Loco Gradara tel. 0541/964115 oppure http://www.castello-di-gradara.it.

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