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Archive for the ‘Valmarecchia’ Category

6^ Edizione de “il buon gusto del BACCALA’

a Villa Verucchio – Venerdì 22-11 e 29-11 (solo sera)

sabato 23-11 e 30-11

domenica 24-11 e 1-12 2013

Pranzo e cena presso l’oleificio “CARLINI” via Peschiera n.33, sotto il tendone riscaldato

(il ricavato sarà devoluto in beneficienza)

L’ oro della Valmarecchia

Verucchio Rocca Malatestiana e Centro Storico

Sabato 7 dicembre 2013 ore 17.00 – 22.00 Rocca

Domenica 8 dicembre 2013 intera giornata

GIORNATE di approfondimento sull’importanza dell’ulivo e dell’olio nella cultura della Valmarecchia. Convegno storico sulla presenza dell’ulivo nel Medio Evo.

Giochi senza tempo

Fino al 31 dicembre, la Sala della Rocca di Verucchio ospita una mostra temporanea di giocattoli d’epoca curata da Antonio Montanari, con i pezzi della sua notevole collezione privata. Un’inedita esposizione di pezzi d’epoca che vanno dai primi del Novecento fino agli anni Sessanta.

7 – 8 Dicembre 2013

XXX Mostra di ornitologia

Centro congressi – Bellaria

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San Leo, Novafeltria, Talamello, Maiolo, Pennabilli, Casteldelci e Sant’Agata Feltria sono i sette comuni dell’ Alta Valmarecchia entrati a far parte della provincia di Rimini portandole un patrimonio di natura incontaminata, di vestigia storiche e di prodotti tipici conosciuti e apprezzati in tutto il mondo.

L’Alta Valmarecchia è l’antico cuore del Montefeltro, qui hanno soggiornato personaggi famosi come Dante, San Francesco, Ezra Pound e Cagliostro. I comuni sono entrati a far parte della Provincia di Rimini nell’estate del 2009 dopo un lungo iter burocratico ed una serrata battaglia politica. Ma vediamo di conoscerli da vicino.

Il comune di San Leo, considerato la porta d’ingresso del Montefeltro, ha un ricco patrimonio culturale, sopra una possente roccia si trova la Pieve romanica più antica della regione. Il Duomo, il Palazzo Mediceo e il Palazzo Della Rovere, la Fortezza si possono considerare i monumenti più antichi della zona. Il Comune di Novafeltria è al centro della valle, è ricco di pievi romaniche del XI sec.: a Secchiano, a Santa Maria in Vico e a Novafeltria la pieve di San Pietro in Cunto. Il Teatro Comunale del 1925 è in stile Deco-Liberty. Le specialità culinarie sono i cappelletti in brodo e i tagliolini con gli strigoli, le “lasagne”, ovvero fettuccine con ragù di carne di manzo ed interiora di pollo.

Talamello è ricco di strutture museali, il turismo enogastronomico e sportivo è molto sviluppato, soprattutto quello legato alla mountain bike e al parapendio. Qui si può ammirare il Crocifisso Miracoloso di Talamello, di scuola grottesca, si trova nella chiesa parrocchiale. Talamello è il luogo delle castagne e del formaggio di fossa, che è preparato seguendo il rigoroso disciplinare della Confraternita dell’Ambra. Maiolo è uno dei due più piccoli comuni della vallata, è noto per la Chiesa di S. Maria d’Antico, dove si trova una statua della Madonna di Luca della Robbia, e la Chiesa di S. Apollinare. Si trova anche il Castello Malatestiano sopravvissuto al crollo del 29 maggio 1700 del centro.

Pennabilli si trova per il 33% del suo territorio nel Parco Naturale del Sasso Simone e Simoncello. I prodotti tipici sono il fungo prugnolo, il raveggiolo, formaggio a base di latte vaccino e ovi-caprino e la carne di cinghiale. A Pennabilli Tonino Guerra ha realizzato il suo museo chiamato “I luoghi dell’anima”. Si tratta di un museo diffuso composto dall’Orto dei Frutti Dimenticati, il Rifugio delle Madonne Abbandonate, la Strada delle Meridiane, il Giardino Pietrificato ecc. Il borgo medioevale è composto da due castelli, quello dei Billi sopra la Rupe e quello di Penna sopra il Roccione.

Casteldelci ha un paesaggio integro, è ricco di aziende biologiche ed ha un tasso d’inquinamento a livello zero. Il Ponte Vecchio di Casteldelci è l’unico storico della valle e grazie all’intensa attività archeologica svolta nella zona, con i reperti ritrovati è stato inaugurata la sezione medioevale del Museo Archeologico. Cuore all’occhiello del comune di Sant’Agata Feltria è il suo teatro. Si tratta del Teatro Angelo Marino che risale al 1605, qui Vittorio Gassman ha registrato le letture dell’Inferno. Il tartufo bianco pregiato è un’eccellenza di questo comune, al prezioso tubero è dedicata ad ottobre la Fiera Nazionale.

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Rocche Matestiane

Sul versante del Marecchia, dal lato opposto a Verucchio, si trovano le fortificazioni di Torriana (già Scorticata), Montebello e Saiano. Abitate in origine dai Villanoviani, furono contese nel Medioevo tra le signorie che conquistarono queste terre per la loro posizione strategica. Dalle loro alte rocche infatti era possibile il controllo del territorio fino al mare Adriatico.

A Torriana e a Saiano si trovano solo i resti delle rispettive rocche, mentre a Montebello sorge uno dei castelli meglio conservati dell’intera regione che appartiene da ben 600 anni ai Conti Guidi di Bagno. La storia di questi castelli è strettamente legata alla storia dei Malatesta di Rimini. A Scorticata, nel 1330, Ramberto Malatesta fu ucciso dal cugino Malatestino Novello. A Montebello si può sentire e vedere il fantasma di Azzurrina, una bambina scomparsa nei sotterranei del castello. Il “castrum” di Saiano fu eretto su uno sperone pietroso affacciato sul fiume Marecchia, probabilmente dai bizantini, come si può dedurre dalla torre a forma cilindrica. Fu occupato dai conti Carpegna, dalla Signoria dei  Malatesta e infine dai conti Guidi di Bagno. Sui suoi resti è stato costruito il bellissimo Santuario della Madonna di Saiano, meta di pellegrinaggio da parte dei fedeli mariani. Presso Montebello, a Fontebuona, si combatté il 22 settembre 1944, l’ultima cruenta battaglia della linea gotica all’altezza della Valmarecchia.

Questi luoghi sono noti non solo per il loro valore storico e culturale ma anche per la il loro alto valore ambientale e paesaggistico. Entro l’Oasi naturalistica di Torriana-Montebello si possono ammirare i caratteristici calanchi argillosi che si trovano lungo il fiume Uso, la cava di gesso ancora in attività in località I Gessi, ma soprattutto ai margini dei boschi, sulle valli del Marecchi e dell’Uso, si affacciano le lepri, le volpi e anche qualche bel capriolo. Non lontano da Montebello si trova l’Osservatorio naturalistico della Valmarecchia.

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L’entroterra romagnolo non è sempre stato così come lo vediamo oggi. Al posto delle lussureggianti colline, dei boschi centenari e delle pianure coltivate a grano e frumento c’era il mare.

Certo bisogna andare molto lontano nel tempo. Venticinque milioni di anni fa si verificarono imponenti fenomeni tettonici che portarono al sollevamento della catena appenninica e allo scivolamento delle argille scagliose, innestando fenomeni di ricoprimento e di trascinamento di masse rocciose staccatesi da formazioni più recenti;  il complesso delle argille sulle quali si ergono i massi alloctoni tra cui Torriana e Verucchio è stato originato da massicci fenomeni franosi sottomarini all’interno dei quali questi macigni sono rotolati e scivolati verso l’Adriatico da cui sarebbero successivamente riemersi.

Lo studioso Pietro Zangheri scrisse nel 1951 dei problemi naturalisti della Valle del Marecchia (Studi Romagnoli, II, 1951), egli definiva le cime e le guglie “stazioni di prim’ ordine in quanto i vari elementi delle flore ancestrali si sono conservati non disturbati dalle colture” citando il Chiosi (1936, Escursioni botaniche nella valle del Marecchia, Tipografia valdarnese, S. Giovanni Valdarno).

La grande importanza naturalistica di queste aree è stata sottolineata molte volte in particolare per quanto riguarda i grandi frammenti calcarei che sono disseminati lungo la valle e che le danno un insolito aspetto. Purtroppo anche in queste zone l’intervento dell’uomo ha lasciato un segno. Se con il trasferimento della popolazione dalle campagne verso la costa, che offriva migliori condizioni di lavoro e di progresso sociale, la collina ha recuperato il suo antico aspetto, i fiumi e i torrenti sono stati saccheggiati di quei sassi tanti importanti scientificamente.

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La fauna

L’entroterra romagnolo è ricco di fauna. Quando sono state costruite le case, le strade ed i primi insediamenti urbani la natura è stata rispettata, non ci sono stati disboscamenti selvaggi come in altre località ne’ si è cementizzata la campagna. Rispettando il loro habitat gli animali del bosco hanno continuato ad abitare le colline e i boschi.

Durante le passeggiate non è insolito incontrare, specialmente nelle prime del mattino e prima del tramonto del sole, il Capriolo (Capreolus capreolus) che tranquillamente si nutre tra i cespugli vicino a zone aperte. Se il terreno è umido e siete attenti osservatori si possono trovare le orme del Tasso (Meles mels), che assomigliano in piccolo a quelle dell’orso, e della Volpe (Vulpes vulpes).

Sempre in queste ore è possibile udire il canto di uccelli di piccole dimensioni come il Pettirosso (Erithacus rubecula), l’Usignolo (Luscinia megarhynchos) e lo Scricciolo (Troglodytes troglodytes) che si nascondono tra i cespugli. Camminando con lo sguardo verso il cielo si possono osserva le Poiane (Buteo buteo) ed il Gheppio (Falco tinnunculus), che volano alti in cerca di prede sui campi e sui prati, ma anche le Gazze (Pica pica) e le Cornacchie grigie (Corvus corone cornix). Un rapace, l’ Albanella minore (Circus pigargus) nidifica nelle piccole valli con erbe alte e con cespugli. Questo uccello in mancanza di campi incolti utilizza anche i campi coltivati a cereali, lo si può osservare in particolare nei mesi estivi mentre in autonno parte per l’Africa. non è insolito vedere anche l’ Albanella reale (Circus cyaneus) che sverna in queste zone.

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