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Archive for marzo 2009

Santarcangelo di Romagna è una città costruita su un’inspiegabile labirinto di grotte. Si tratta di ipogei definiti erroneamente tufacei, sono circa 150 e sono incavati nell’arenaria e nell’argilla. Si trovano nella parte orientale del colle su cui si stende Santarcangelo, il Colle Giove, e sono disposti su ben tre piani.

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L'ingresso delle grotte di Santarcangelo

I collegamenti fra le concavità, i pozzi, gli scavi e le gallerie sono tali e tanti che una vera e propria città si è sviluppata in passato sotto quella che noi tutti vediamo e ben conosciamo. Si tratta di due tipi di grotte: un tipo a struttura semplice, con un corridoio con nicchie laterali a pettine e copertura a botte o crociera, e un secondo tipo caratterizzate da una struttura molto articolata. Le prime probabilmente più recenti fungevano da deposito oppure durante il dominio dei Malatesta una importante via di fuga. Durante la seconda guerra mondiale la popolazione si rifugiò nelle grotte per trovare un sicuro rifugio durante i bombardamenti.

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Il labirinto di grotte

Le seconde probabilmente furono usate per uso culturale. Ripensando ad antiche leggende raccontate intorno al fuoco dagli antichi abitanti e ai misteriosi riti propiziatori celebrati all’interno delle grotte monumentali, appena illuminate dalle torce appese alle pareti.  Nonostante i numero studi compiuti non si ancora riusciti a capire la funzione di queste grotte, secondo gli studiosi avrebbero potuto essere tombe etrusche oppure sacelli per il culto orientale del Dio Mitra, ma anche “basilichette” di monaci, catacombe paleocristiane, primitive abitazioni, riparo signorile.

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La grotta murata di una abitazione privata

Molti ipotizzano anche un uso molto pratico come cantine, grazie alla loro costante temperatura sono il luogo ideale in cui conservare il vino che viene prodotto in questa regione. Molte grotte infatti sono di proprietà di privati che le utilizzano come cantina. Se ci si trova a Santarcangelo di Romagna si devono visitare queste grotte dalle gialle pareti di “sabbione” dove in poco tempo ci si trova immersi in una atmosfera medioevale ricca di sacralità ed eresia.

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La Rocca di Santarcangelo , costruita su ruderi romani, era nata per consentire un controllo del territorio con funzioni strategiche e militari, nei secoli però fu trasformata in residenza signorile Nel 1462 la Rocca fu conquistata da Federico da Montefeltro, riconquistata da Roberto, figlio di Sigismondo Pandolfo fu messa a ferro e fuoco da Cesare Borgia nel 1498. Caduto anche il Borgia, ed abbandonata dai Malatesta, la Rocca passò ai Veneziani che la cedettero alla Santa Sede nel 1505. Nei secoli successivi, e fino all’Unità d’Italia, fu data in affitto a vari signori e nel 1880 divenne proprietà della famiglia Massani. Nel 1903 fu acquistata dai Conti Rasponi, ereditata dai conti Spalletti e ceduta ai conti Colonna di Paliano che ne sono tuttora proprietari.

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La Rocca Malatestiana di Santarcangelo

La Rocca è racchiusa da alte mura fortificate, ha forma quadrangolare con un mastio angolare, ricavato da una torre voluta da Carlo Malatesta nel 1386, e tre torrioni a forma poligonale agli angoli dell’edificio fatti costruire da Sigismondo Malatesta per ospitare una buona guarnigione in grado di controllare i santarcangiolese che mal tolleravano la dominazione della Signoria riminese. Purtroppo a causa del trascorrere del tempo la struttura ha perso il coronamento di beccatelli e di merli, sono ancora visibili invece le iscrizioni in caratteri epigrafici antichi e latini, come prevedeva la moda umanistica del tempo. Nel cortile vi è un bellissimo acciottolato sotto il quale si trova una cisterna medievale ancora efficiente. Dal cortile si accede al mastio, con antiche scale a chiocciola che consentivano il collegamento ai vari piani. In una sala della torre, il 10 ottobre 1432, morì Galeotto Roberto Malatesta, detto il beato, nipote di Carlo e fratello di Sigismondo e Malatesta Novella.

La Rocca attualmente è la sede dell‘Associazione Sigismondo Malatesta, costituita nel 1988 e presieduta dalla Principessa Marina Colonna, proprietaria della rocca, che da un lato vuole valorizzare le tradizioni e la storia del territorio in cui sorge, dall’altro intende contribuire a collegare la città di Sant’Arcangelo di Romagna con altre città della cultura nazionale e internazionale attraverso mostre, film, seminari, incontri e convegni. Periodicamente la Rocca viene aperta al pubblico.

Eventi: 29-30 Maggio 2009 – Colloqui Malatestiani
Rocca Malatestiana – Santarcangelo di Romagna
La forma breve del narrare. Novelle, contes, short stories

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La Rocca di Santarcangelo di Romagna risale al 1386. Come in molti paesi dell’entroterra romagnolo la sovranità della Signoria dei Malatesta (XII – XIV secolo) ha lasciato molte tracce anche a Santarcangelo di Romagna, costruita su una collina fra il fiume Marecchia e il fiume Uso è una delle cittadine meglio conservate di questa parte della Valmarecchia, il suo nucleo antico è racchiuso da una cinta muraria quattrocentesca con epigrafi marmoree fatte apporre da Sigismondo Malatesta.

Il primo riferimento storico al luogo dove oggi sorge la Rocca Malatestiana, in una estremità del monte, risale al Codice Bavaro, in cui si legge che alla fine del IX secolo, sull’altura “Mons Iovis”, sorgeva il castello chiamato Sant’Arcangelo. Il secondo riferimento alla fortezza, di un luogo fortificato – o castrum – rinvia a Federico Barbarossa che nel 1164 concesse da Sant’Arcangelo due diplomi ai monasteri ravennati di Sant’Apollinare e di San Severo.

La Rocca di Santarcangelo

La Rocca di Santarcangelo

L’aspetto attuale della Rocca è dovuto agli interventi nel 1447 di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, Fano e Senigallia, uno dei potenti eredi della nobile dinastia. Pandolfo Malatesta che non era solo un valente cavaliere ma anche un uomo di cultura che proteggeva gli artisti ed i letterati del rinascimento.

A partire dalla prima metà del XIII secolo, tra alterne vicende connesse alla lotta fra Guelfi e Ghibellini, il dominio su Sant’Arcangelo passò gradualmente ai Malatesta: il dantesco “Mastin vecchio” presidiò per breve tempo il castello in occasione del suo passaggio a capo della parte guelfa, e nel 1288 il figlio Gianciotto lo sottrasse per poco più di un anno al comune di Rimini. Fu nel XIV e nel XV secolo, con Galeotto (1323-1385), Carlo (1368-1429) e Sigismondo Pandolfo (1417-1468), che i Malatesta riuscirono ad acquisire il dominio incontrastato su tutta la vasta area circostante Rimini e grazie alla posizione della Rocca di Santarcangelo controllavano la valle del Marecchia fino alle colline e San Marino da una parte, fino a Cesena e al mare dall’altra.

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Santarcangelo di Romagna è una città ricca di storia. Le sue origini risalgono all’epoca romana infatti, secondo gli studiosi, il primo insediamento stabile in questa parte dell’entroterra romagnolo ebbe luogo intorno al 268 a.C. quando il territorio entrò a far parte della centuriazione della vicina Ariminum, l’attuale Rimini. Vi sono tracce anche di antichissimi insediamenti umani che risalgono addirittura al periodo neolitico. L’antico villaggio romano si chiamava “Pagus Acervolanus” (dal termine “acervi” cioè cumuli, in questo caso “laterizi”). Sono stati rinvenuti infatti molti reperti risalenti a quel periodo costituiti da resti di fornaci, anfore, lanterne, masserizie e mattoni per l’edilizia. Il villaggio romano si trovava nei pressi della Pieve di San Michele.

Grazie anche alla costruzione della Via Emilia che attraversava la città e favoriva lo sviluppo dei commerci e dei mercati si verificò una vera e propria espansione demografica della zona. Con il declino del potere di Roma a seguito delle invasioni barbariche il territorio fu sottoposto al dominio dell’Esarcato ravennate fino alla metà del VIII secolo. Dopo un breve periodo caratterizzato dalla dominazione longobarda la città passò sotto il controllo della chiesa romana.

La famiglia Malatesta di Rimini ottenne il vicariato di Santarcangelo dalla fine del XIV secolo fino al 1462, quando fu sconfitta dalla Signoria dei Montefeltro. Il paese medioevale si sviluppò intorno ad un colle, il colle di Giove, con la riconoscibile struttura del “borgo medioevale”, guarnito dai Malatesta nel XIII secolo di una massiccia Rocca, che consentiva di dominare il territorio circostante, e di una cinta muraria ricomposta nel XIII secolo da Sigismondo Pandolfo Malatesta.

Dopo il dominio veneziano durato un paio di anni, tornò sotto il dominio dello Stato della Chiesa fino all’invasione napoleonica. L’Imperatore francese occupò il territorio dal 1797 al 1815, quindi fu ristabilito il potere di Roma. Fu annessa al Regno d’Italia nel 1860. La struttura della città ha risentito dell’influenza del periodo medioevale e di quello settecentesco. La città medioevale si trova nella parte “alta” del colle. La parte settecentesca è degnamente rappresentata dalla Chiesa Colleggiata, all’interno delle antiche mura cittadine.

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“Le contrade di Santarcangelo di Romagna sono la parte più antica di un paese dove hanno camminato i Malatesta e che ti offre la possibilità di vedere la riga lunga del Mare”.

Santarcangelo di Romagna si trova vicino a Poggioberni, nella parte pianeggiante della Valle del Marecchia, adagiata sul colle Giove, tra il fiume Marecchia (a sud) e il fiume Uso (a nord). Chi desidera conoscere il semplice stile di vita nelle cittadine e nelle campagne di Romagna può incominciare da qui il suo giro turistico, da questa città che ha saputo mantenere un forte legame con il suo storico passato e con le sue ricche tradizioni rurali. Il centro storico è ricco di case e di palazzi antichi ben conservati,  le sue piazze sono collegate da scalinate e viuzze. Il paese che è stato costruito su un terreno ricco di grotte, circa 150, scavate nell’arenaria e nell’argilla, situati nella parte orientale del colle Giove e disposte su tre piani, si arrocca intorno alla Porta del Campanone Vecchio (sec. XIX).  Tali grotte costituiscono un complesso sotterraneo che si estende per tutta la città e la cui origine è ancora ignota.  L’atmosfera è quella di un borgo con il suo integro patrimonio di cultura ed umanità, comune a tutta la gente della romagna.

In questa parte alta delle contrade si trovano Piazza delle Monache e Piazzetta Galassi, la Porta Cervese del XIV e XV secolo. La Rocca Malatestiana risale al secolo XIV, si trova vicino al Convento dei Capuccini, da visitare assolutamente. 

Nel centro storico si trovano: la Chiesa della Colleggiata, il Laboratorio Marchi dove si realizzano stoffe stampate con vecchi mangani. L’ingresso della città è caratterizzato dall’ Arco Trionfale Ganganelli (Arco di Papa Clemente XIV) che risale al 1777. Uscendo dal paese ci si può fermare a visitare la Pieve di San Michele Arcangelo del VI-VII secolo.

A Santarcangelo di Romagna è nato Tonino Guerra nel mese di marzo del 1920. E’ un artista,  poeta e sceneggiatore conosciuto in tutto il mondo. Ha collaborato con grandi registi come Elio Petri, Vittorio De Sica, Michelangelo Antonioni, Francesco Rosi, Federico Fellini. Per il grande regista romagnolo ha realizzato la sceneggiatura di “Amarcord”, “E la nave va”, “Ginger e Fred”. E’ anche un grande poeta dialettale. Le sue opere, pitture e sculture, si possono ammirare in molte città romagnole come la bellissima fontana che si trova proprio a Santarcangelo.

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Chi desidera conoscere meglio l’entroterra romagnolo deve senza alcun dubbio visitare il piccolo comune di Poggio Berni, magari affrontando una lunga e piacevole passeggiata attraverso il verde dei parchi e del lungofiume Marecchia, ricco di vegetazione fluviale e palustre. Si può partire, dopo aver percorso la via Santarcangiolese fino a via delle Vigne, dalla casa natale del Beato Pio Campielli. Costeggiando il fiume, dopo aver attraversato un canneto si arriva ad un parco, chiamato “Parco della Cava”, ricco di accumuli fossiliferi, i fossili rinvenuti  nel corso degli anni sono stati raccolti e conservati a Poggio Berni, presso il Municipio.

Lasciato il parco si imbocca un sentiero che porta alla “Fossa Viserba”, lungo la quale si trovavano ben 19 mulini, cinque dei quali collocati nel comune di Poggio Berni. Qui si possono vedere alcuni edifici ferroviari, alcuni caselli ed una stazione. Si tratta della linea ferroviaria che avrebbe dovuto collegare Santarcangelo ad Urbino e a Roma, iniziata negli anni ’20 successivamente l’idea è stata abbandonata. Arrivati alla via Santarcangiolese la si attraversa e si imbocca la via Collina arrivando alla strada panoramica di Poggio Berni che porta al centro del paesino. Dell’illustre passato di Poggio Berni rimangono poche tracce.

Del suo castello con la rocca è rimasta soltanto una cisterna ancora funzionante nelle piazzetta. Si possono ammirare invece il Palazzo Astolfi, che è diventato un raffinato agriturismo, e i resti di alcune fortificazioni che sono state annesse in recenti costruzioni, come nel complesso albergo-ristorante dei Tre Re.  In paese si può visitare la ricca collezione di fossili, correda da schede didattiche che trattano di geologia e paleontologia e la fontana che rappresenta un fossile realizzata dal grande poeta romagnolo Tonino Guerra. Palazzo Marcosanti che risale al XIV secolo si trova poco lontano dal paese. Fu la ricca dimora dei Malatesta, Della Rovere, Doria, Montefeltro. Delle Signorie dei Gonzaga e dei Medici.

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Santuario della Madonna di Saiano

Chi desidera arricchire le proprie passeggiate nell’entroterra romagnolo con la visita a luoghi sacri o di culto può recarsi al Santuario della Madonna di Saiano che si trova nel Comune di Torriana. Il Santuario, che era stato costruito sui resti di un antico tempio pagano, si innalza su una rupe calcarea quasi a dominare le verdi colline circostanti. La rupe è circondata da un bosco di querce con roverella e con orniello  e un ricco stato di arbusti dove primeggiano il pungitopo, la lonicera etrusca e la clematis flammula, il ciclamino. Sulla roccia, di origine organogena (si trovano impronte di molluschi bivalvi), crescono arbusti e alberi sempreverdi come il leccio, la fillirea il falso pistacchio, l’edera ricopre la rupe per molte decine di metri. Anticamente il luogo era sede di un Castrum appartenente ai principi di Carpegna e di cui si hanno notizie sin dal 962.

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Chiesa della Madonna di Saiano

Il piccolo complesso di Saiano è costituito da una chiesa con una cappellina addossata all’abside, una piccola casa rustica ed una torre cilindrica. Il Santuario è dotato al suo interno di tre altari ed è dedicato alla Beata Vergine del Carmine. La Madonna di Saiano è rappresentata da una statua in gesso che risale al XV secolo da sempre ritenuta miracolosa infatti, ogni 15 agosto, le partorienti si recava alla chiesetta a invocare la Vergine per un felice esito del parto. Tuttora il santuario festeggia la sua Madonna il 15 agosto. Il portale in bronzo della piccola chiesa è stato realizzato sulla base di un disegno dello scultore Arnaldo Pomodoro, e rappresenta il Marecchia e i suoi affluenti. Simbolicamente indica la Madonna che raccoglie, come il mare raccoglie i suoi affluenti, i numerosi fedeli per condurli fino a Dio. La Torre dalla forma cilindrica è l’unica cosa che resta dell’antico castello. I resti risalgono al X-XI secolo, ma è documentata solo dal XII secolo, fu possedimento dei Malatesta fino al 1462 poi passo ai marchesi Guidi di Bagno. 

L’antico Santuario della Madonna di Saiano è stato recentemente sottoposto ad un attento restauro conservativo che lo ha riportato al suo antico splendore. I primi lavori risalgono al 1926 ma il progressivo esaurirsi della comunità località portò la struttura ad un progressivo abbandono. Nel 1973 furono rubati gli ornamenti e le offerte della Madonna e fu anche rovinata la statua. In seguito furono fatti nuovi lavori di restauro e il Santuario della Madonna di Saiano è stato riaperto al culto il 15 agosto 1996; al momento è salvaguardato da alcuni frati francescani dell’ordine del cuore Immacolato di Maria provenienti dalla Colombia. Si tratta di cinque confratelli giunti in Italia per svolgere la loro apostolato.

Il Santuario della Madonna di Saiano si raggiunge facilmente. Provenendo da Rimini si imbocca la Strada Statale Marecchiese, giunti all’altezza della località Ponte Verucchio si attraversa il ponte e girando immediatamente a sinistra si trova la strada che porta direttamente al Santuario di Saiano. L’ultimo tratto di strada deve essere percorso a piedi. Chi vuole fare quattro passi in più subito dopo il ponte in direzione Villa Palazzi può lasciare l’automobile e proseguire lungo un sentiero che conduce fino al alveo del fiume. Da qui una pista pedonale conduce fin sotto la rupe di Saiano, il sentiero per salire si trova sulla destra. Saiano si può raggiungere anche attraverso tre sentieri segnalati lungo la strada tra Torriana e Montebello, li vicino infatti si trova anche l’altura su cui sorge la rocca di Montebello.

Oggi il territorio è parte dell’Oasi di protezione della fauna di Torriana-Montebello.

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