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Archive for 2 febbraio 2009

L’entroterra romagnolo non è sempre stato così come lo vediamo oggi. Al posto delle lussureggianti colline, dei boschi centenari e delle pianure coltivate a grano e frumento c’era il mare.

Certo bisogna andare molto lontano nel tempo. Venticinque milioni di anni fa si verificarono imponenti fenomeni tettonici che portarono al sollevamento della catena appenninica e allo scivolamento delle argille scagliose, innestando fenomeni di ricoprimento e di trascinamento di masse rocciose staccatesi da formazioni più recenti;  il complesso delle argille sulle quali si ergono i massi alloctoni tra cui Torriana e Verucchio è stato originato da massicci fenomeni franosi sottomarini all’interno dei quali questi macigni sono rotolati e scivolati verso l’Adriatico da cui sarebbero successivamente riemersi.

Lo studioso Pietro Zangheri scrisse nel 1951 dei problemi naturalisti della Valle del Marecchia (Studi Romagnoli, II, 1951), egli definiva le cime e le guglie “stazioni di prim’ ordine in quanto i vari elementi delle flore ancestrali si sono conservati non disturbati dalle colture” citando il Chiosi (1936, Escursioni botaniche nella valle del Marecchia, Tipografia valdarnese, S. Giovanni Valdarno).

La grande importanza naturalistica di queste aree è stata sottolineata molte volte in particolare per quanto riguarda i grandi frammenti calcarei che sono disseminati lungo la valle e che le danno un insolito aspetto. Purtroppo anche in queste zone l’intervento dell’uomo ha lasciato un segno. Se con il trasferimento della popolazione dalle campagne verso la costa, che offriva migliori condizioni di lavoro e di progresso sociale, la collina ha recuperato il suo antico aspetto, i fiumi e i torrenti sono stati saccheggiati di quei sassi tanti importanti scientificamente.

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