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Archive for aprile 2009

Gemmano

Gemmano è la meta privilegiata di tutti coloro che amano l’entroterra romagnolo, le sue colline, le sue rocche, i suoi castelli e i suoi mille angoli in cui si ritrova ancora immersi nella natura intatta ed incontaminata. 

Questa località in provincia di Rimini si trova ad una altitudine di 404 metri sul livello del mare, sulle colline alle spalle della Riviera Adriatica,  e confina con le seguenti località: Auditore, Mercatino Conca, Monte Colombo, Montefiore Conca, Montescudo, San Clemente e Sassofeltrio, molte delle quali in provincia di Pesaro-Urbino. Si suddivide nelle frazioni di Farneto, Zollara, Marazzano e Onferno (l’antica Castrum Inferni) dove si trovano le suggestive grotte carsiche, le uniche naturali della Val Conca. Se pur di estensione limitata, le grotte sono fortemente suggestive ed interessanti dal punto di vista speleologico e faunistico

Il paese di Gemmano

Il paese di Gemmano

Il suo nome deriva da “Gemma in mano” in quanto una leggenda narra che un soldato etrusco sia stato catturato ed ucciso dai soldati romani mentre si recava dalla fidanzata per portarle un anello. Nel luogo in cui il soldato fu ucciso venne fondata la città. La presenza dei romani in questa zona è testimoniata dai resti di mura romane sulle pendici della collina, mura che non sono ancora state riportate alla luce integralmente.

Il suo territorio fu occupato inizialmente dalla Signoria dei Malatesta, poi dallo Stato Pontificio fino all’unità d’Italia. Sulle colline che lo circondano furono edificati il castello di Onferno, Marazzano e Gemmano. Quello di Gemmano fu un castello conteso ed importante ma del suo prestigioso passato è rimasta solo qualche rovina (come ad esempio le antiche mura restaurate di recente). Una leggenda lega questi luoghi al sommo poeta Dante Alighieri. Il poeta, dopo essere stato ospite del conte Ugolino della Faggiola, mentre fuggiva da Firenze per recarsi a Ravenna, scese lungo la valle del Conca per cercare una grotta o un anfratto in cui rifugiarsi a causa di un temporale. Si narra che proprio da queste grotte, chiamate allora “Inferno”, abbia tratto ispirazione per la scrittura del suo poema “La Divina Commedia”.

La chiesa di Gemmano

La chiesa di Gemmano

 

La località si presta  in modo particolare per varie forme di escursionismo, in particolare per il trekking, per la mountain bike e per le escursioni a cavallo, quanto agli amanti della buona tavola l’invito è rivolto a tutti per il giorno 14-15-16-17 agosto 2008  alla Sagra della pappardella al cinghiale. Le stradine del paese si riempiono di stands gastronomici dove si possono gustare le specialità della zona a base di carne di maiale. La sfoglia delle pappardelle viene sapientemente impastata a mano e “tirata” con il mattarello dalle bravissime “ardore” romagnole, il sugo è saporito e il tutto viene accompagnato da degustazioni di vino Sangiovese e Trebbiano. La Sagra viene arricchita con l’allestimento di mostre fotografiche, la proposta di giochi popolari, concerti di musica folk e balli in piazza. 

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Le grotte di Onferno

L’entroterra romagnolo è senza dubbio uno dei luoghi più affascinanti dell’Italia settentrionale: nel giro di pochi chilometri si possono visitare l’antica Repubblica di San Marino che si stende intorno al Monte Titano, il castello Malatestiano di San Leo, Santarcangelo di Romagna, le Grotte di Onferno (nel comune di Gemmano), il castello d’Albereto e vari ricchi borghi antichi.

Immersi nel verde della Valle del Conca si trovano anche ottimi agriturismi dove sostare piacevolmente per il pranzo.  Qui predominano i cibi semplici, legati alle tradizioni e al passato. Per chi vuole soggiornare per brevi periodi molti agriturismi mettono a disposizione dei clienti comodi bungalow con camera da letto con tv, frigo bar, bagno privato e angolo cottura. Chi è arrivato in questa zona deve effettuare anche una visita alle splendide grotte della Valle di Onferno, una valle dall’aspetto selvaggio dove sembra che l’uomo non abbia mai posto piede con il fosso del Burano e la Ripa della Morte,  ricca di calanchi e di dirupi.

Le grotte sono state originate dall’erosione prodotta da un torrente sotterraneo sulle numerose vene di gesso che si trovavano in questa zona, arrivano ad una profondità di 70 metri e sono ricche di formazioni cristalline chiamate “perle di grotta”. Una visita particolare merita anche la Sala Quirina con i suoi enormi “mammelloni”. Le grotte sono popolate di pipistrelli che durante il giorno pendono silenziosi dai soffitti e di notte volano alla ricerca di cibo. Da visitare sono anche la ex pieve di Santa Colomba, attuale Centro Visite, il Museo Naturalistico Multimediale e il Giardino della flora collinare. Nel 1991 è stata realizzata la Riserva Naturale Orientata di Onferno.

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(Continua da articolo precedente) Prima ancora Malatesta Ungano fece decorare questo edificio con uno stemma lapideo con cimiero e con dipinti. All’interno della rocca nelle belle sale con volta a crociera sono esposti gli affreschi di Jacopo Avanzi esempi di pittura laica del XIV. Nella sala detta dell’”Imperatore” che è affiancata alla “Sala del trono” ed alla “Sala del Papa” vi sono alcuni ritratti di antichi eroi e due scene di battaglia. Sono gli unici resti di decorazioni pittoriche rinvenute negli edifici privati malatestiani.

Sulla porta del paese che nel Medioevo era munito di ponte levatoio è posta una targa lapidea con gli stemmi del pontefici Pio II Piccolomini e del cardinale legato Niccolò Forteguerri realizzata da un lapicida ferrarese di nome Giacomo e che nel 1464, dopo la sconfitta dei Malatesta, andò a sostituire lo stemma malatestiano. Continuando a salire si arriva al vasto terrazzo sulla sommità della fortezza dal quale si ammira un panorama unico dell’entroterra riminese e nei giorni in cui il cielo è particolarmente terso si riescono a vedere la coste della Dalmazia dall’altra parte del Mare Adriatico. Con la disfatta dei Malatesta si succedettero vari signori. Il paese fu governato dai conti Guidi di Bagno, dai Borgia, dalla Repubblica Veneziana, da Costantino Commeno, principe di Macedonia che morì a Montefiore nel 1530, dallo Stato Pontificio e dal governo della Repubblica Cisalpina.

 La strada ai piedi della cinta muraria consente una piacevole passeggiata nel verde, a metà percorso si trova la “Porta Nova” appoggiata al “muro grosso” di nord–est che conserva i tratti dell’antico bastione. Nel paese si può visitare la piccola Chiesa dell’Ospedale con i resti di affreschi del Quattrocento che ritraggono i beati. 

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Partiti da Rimini e percorsa di sbieco quella parte dell’Entroterra Romagnolo attraversata dal fiume Conca, oltrepassato Montecolombo e San Clemente si arriva, dopo aver imboccato l’antica via Petrosa e superato diversi tornanti, alla maestosa Rocca di Montefiore Conca.  Si tratta del più caratteristico dei castelli malatestiani, con una insolita forma geometrica prismatica, con una roccia liscia e sfaccettata, compatta e cristallina che si scorge fin dalla pianura e dalle colline romagnole e marchigiane nonché da un lungo tratto della costa adriatica.

La rocca ha un aspetto così insolito che Giovanni Bellini la riprodusse in almeno due dei suoi dipinti. Il bellissimo borgo antico di Montefiore che circonda la rocca è inserito nel circuito nazionale dei “Borghi più belli d’Italia” in quanto è rimasto integro dai tempi della Signoria di Rimini, con le sue piazze e le sue chiese. Le sue caratteristiche ambientali e turistiche gli hanno valso l’assegnazione della Bandiera Arancione del Touring Club Italia.

La Rocca di Montefiore Conca

La Rocca di Montefiore Conca

Al paese si accede dalla Porta Curina che risale al secolo XIV/XV, all’ingresso si trova la Chiesa di S. Paolo che contiene alcune pregevoli opere come la pala d’altare del XVI secolo, un affresco che raffigura la Madonna col Bambino del XV secolo e un Crocifisso ligneo di scuola riminese del Trecento. Il nucleo originario risale al Duecento ed è costituito da una torre e da un palazzo residenziale, protetti da una cinta muraria con al centro un cortile e una cisterna. Nel trecento, furono realizzati ampliamenti al castello e furono realizzate le mura che circondano tutto il paese. Una rampa di accesso conduce ad un giardino con un pozzo del 300, qui sorgevano le contrade “Nova” e “Campo Fiore”. Oggi è uno dei luoghi più romantici del riminese, ideale per passeggiare con il proprio amore amore mano nella mano, soprattutto durante le calde serate estive. Qui si  svolgono concerti e feste .

L’ultima porta della fortezza ha murato un pregiato stemma Malatestiano. La Rocca fu occupata dai Malatesta per più di cento anni. La rocca non era solo la maggior fortezza della Casata dei Malatesta che gli consentiva di difendere i confini con il Montefeltro dagli attacchi del Ducato di Urbino, dominando la media valle del Conca e quella del Ventena, ma anche una prestigiosa residenza dove si ricevevano i Re, gli Imperatori, i Principi e i Papi con le loro corti che gareggiavano con quella dei Signori di Rimini per ricchezza e raffinatezza. Malatesta Guastafamiglia ospitò nel 1347 il Re di Ungheria, Luigi il Grande.

L'ingresso alla Rocca

L'ingresso alla Rocca

Qui nacque nel 1377 Galeotto Novello Malatesta , detto anche Belfiore, dal luogo in cui era nato. Fu Sigismondo Malatesta   ad ingrandirla e a potenziarla e a trasformarla così come la vediamo oggi. Anche il paese vide sorgere numerose istituzioni civili e religiose come monasteri, ospedali e il Monte di Pietà.

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L’Arco Trionfale in piazza Ganganelli a Santarcangelo di Romagna è stato costruito nel 1772. Il monumento è stato realizzato per celebrare l’elezione al soglio pontificio del cardinale santarcangiolese Giovanni Vincenzo Antonio Ganganelli con il nome di “Clemente XIV” che sfortunatamente non riuscì a vedere l’opera compiuta perchè morì tre anni prima del suo completamento avvenuto nel 1777.

 L’amministrazione pubblica aveva pensato a diversi interventi per dimostrare in modo concreto l’orgoglio di aver dato i natali al nuovo Papa, un busto o una statua, ma la curia propose qualche cosa di imponente come ad esempio un arco. Il progetto fu affidato all’architetto imolese Cosimo Morelli, artista caro alla Santa Sede, che realizzò un’ arco trionfale dove collocare il busto del pontefice. A causa della morte di Clemente XIV il progetto iniziale fu ridimensionato, un po’ per la diminuzione di interesse e un po’ per la sospensione dei finanziamenti da parte della Santa Sede. Fu abolita anche la statua prevista in origine e sostituita con le più generiche insegne pontificie (stemma papale e tiara),

Il monumento attualmente costituisce una sorta di accesso alla città trovandosi  nella piazza centrale del paese. Il  progetto iniziale prevedeva una ubicazione più significativa con la deviazione addirittura della via Emilia. Secondo una folcloristica tradizione, è oggi maggiormente conosciuto come “Arco dei Becchi”, ossia dei Cornuti.

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