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Archive for the ‘Montescudo’ Category

La Chiesa medievale di Valliano – frazione di Montescudo – , già Abbazia Benedettina (sec. IX), inter rivos, fu costruita sulle rovine di un tempio pagano del quale restano ancor oggi le fondamenta circolari. A destra e a sinistra di tali resti sono state trovate due vetuste tombe in ciottoli e pietra.  

Nell’anno 1775 la chiesa  fu restaurata secondo le tecniche allora vigenti, rinascimentali e barocche. Durante tale trasformazione fu murata la porta d’ingresso originaria della chiesa. Ora rimane solo il triangolo sinistro del timpano. Purtroppo durante la guerra, nel mese di settembre 1944, fu quasi totalmente distrutta dai bombardamenti precedenti gli aspri combattimenti per la conquista di Rimini. Particolarmente danneggiato fu il lato rivolto verso Rimini in quanto la bufera veniva dal mare e dal crinale di Coriano. Della struttura furono danneggiate le colonne, i capitelli, gli archi e i fregi, mentre si salvarono, in quanto in parte interrati, i ciottoli, i mattoni, le pietre da taglio della struttura muraria medievale. La chiesa non è stata ricostruita, si è conservata così come muta testimonianza di quei terribili giorni.

Sul piccolo poggio si trova oggi una struttura a cielo aperto che mostra gli altari frantumati dalle bombe e una toccante croce realizzata con due travi del tetto, un ampio arco aperto dove una volta si trovava l’organo a canne. Della facciata si possono ammirare la parte inferiore con le bianche pietre da taglio medioevale e la piccola porta di origine romana. Dentro il finestrone è stata collocata la campana della pace regalato da tutti coloro che combatterono, germanici, inglesi e italiano. Con la scritta:  Mai più guerreWar never again nie wieder Krieg.

Dentro la Chiesa è stato disposto il Museo Storico della Linea Gotica Orientale che contiene una interessante raccolta di fotografie scattate dai fotografi inglesi sul campo di battaglia.

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Siamo sempre nell’ Entroterra riminese e visitiamo il medievale Castello di Albereto (nella vallata del Conca) che, oltre a trovarsi in una posizione panoramica che consente la visione di un paesaggio di grande valore naturalistico, il territorio romagnolo e marchigiano, è un nucleo medioevale perfettamente conservato e di grande valore.

Il suo nome deriva dalla foresta di querce, pioppi e pini in mezzo alla quale è stato costruito. Dopo la dominazione romana, che da Rimini si era estesa a tutti i Comuni del Conca e, a testimonianza della quale si sono trovati vari reperti archeologici, le prime notizie del castello risalgono al 1233, periodo di accesi scontri tra guelfi e ghibellini. I guelfi Malatesta, grazie a favori resi alla Chiesa, ottennero il governo della città di Rimini e il possesso dei castelli e delle rocche costruite sul territorio loro assoggettato.

Il Castello di Albereto fu ristrutturato dai Signori di Rimini con la realizzazione di una cinta muraria su base rettangolare, l’innalzamento dei bastioni e la costruzione della tipica scarpata malatestiana. Il castello fino alla fine del 1700 fu legato direttamente al contado di Rimini, dal 1797 la sua sorte seguì quella di Montescudo. Con la istituzione della Repubblica Cisalpina, sotto il dominio napoleonico, Albereto entrò a far parte del territorio di Montescudo.

Dopo il ritiro di Napoleone i territori tornarono sotto il governo pontificio; con decreto del Re Vittorio Emanuele II, nel 1861, Montescudo ed Albereto vennero incorporati nella provincia di Forlì.

Del castello oggi è possibile ammirare: gli scavi archeologici del ponte levatoio, le tracce dell’antico Oratorio di San Bernardino, la torre campanaria.

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Il museo etnografico di Valliano

All’insegna della memoria e della partecipazione è stato fondato il Museo Etnografico Valliano, a Montescudo. Se ci si trova a fare una passeggiata, a piedi o in bicicletta, in questa bellissima parte dell’Entroterra Romagnolo si deve fare una visita a questo museo che si trova presso il Santuario di Valliano, consacrato a Maria Succurrente.

Il Santuario ha dei bellissimi affreschi del XV e XVI secolo e una ricca raccolta di ex-voto d’argento donati dai fedeli che hanno ricevuto una grazia. Il Museo etnografico si articola in diverse sezioni.

Una sezione è dedicata all’apicoltura con la presentazione degli attrezzi usati per la lavorazione del miele (arnie, telai, smielatori). Un’altra sezione presenta tutta la procedure per la macellazione del maiale, attività che in passato avveniva all’interno delle abitazioni, nei luoghi più asciutti, ad esempio solai e soffitte, venivano poi conservati i salumi per la stagionatura. Nel museo sono esposti anche molti oggetti attinenti al lavoro dei campi, alla cura del bestiame, alla lavorazione dell’olio, attività che riveste ancora una notevole importanza in questa zona. Gli oggetti di terracotta e un tornio di legno sono i testimoni di una attività svolta a Santa Maria del Piano: la lavorazione dell’argilla.

Al museo è esposto anche un focolare che costituiva il cuore della casa, qui  si cuocevano i cibi ma ci si riuniva anche per parlare e tramandare le conoscenze. Il lavoro domestico di tessitura di fibre e di tessuti di canapa e di lino si è sviluppato fino a portare alla nascita di una industria tessile che dato impulso allo sviluppo della zona. La fabbrica fu fondata nel 1927 da Giuseppe Magnanelli e Silvino Selva e fu attiva e produttiva fino alla fine della seconda guerra mondiale.

In un’altra area del museo sono esposti i giocattoli: lo schioppetto di canna, il disco di legno da lanciare con una stringa di cotone, la slitta e la caratella. Oggetti semplici costruiti in legno ma che hanno consentito ad intere generazioni di bambini di giocare e divertirsi.

La presentazione dei temi del museo è affidato ad alcuni pannelli che con fotografie e testi illustrano il rapporto tra l’uomo e il territorio in cui vive e dal quale trae il suo sostentamento, tra la casa e la famiglia contadina nel periodo pre-industriale.

Il Museo è sorto intorno agli anni ’70 dall’esperienza didattica di un gruppo di insegnanti e di studenti della Scuola Media di Montescudo che volevano mantenere vivo il ricordo della storia del territorio. In particolare spiegare le attività agricole ed artigianali della comunità di Montescudo nel passato. Ma anche raccontare come si svolgeva la vita in famiglia, quali erano i lavori svolti dalle donne in casa e come si divertivano i bambini. Le testimonianze derivano dalle interviste fatte dai ragazzi ai nonni e ai conoscenti, agli artigiani e ai contadini del posto. Nel contempo sono stati recuperati anche preziosi oggetti del passato.

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