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Archive for maggio 2009

Se facendo una passeggiata per l’entroterra romagnolo viene voglia di fare uno spuntino o si desidera assaggiare un buon menù tipico seduti al tavolo di una buona trattoria ci si può fermare all’Osteria “I Malardot” in via Castello n. 35 a Torriana di Rimini. Si tratta di una vecchia osteria immersa nella rigogliosa pineta di Torriana, dove in passato la gente del posto si fermava per bere un bicchiere di vino “schietto” in compagnia.

  L'osteria di Torriana
Il locale ha mantenuto la stessa struttura e gli stessi arredi del passato,  con il passare del tempo ha accolto gli attrezzi di lavoro divenuti obsoleti, le fotografie si sono pian pian ingiallite, le prime pagine dei giornali parlano di eventi lontani, i manifesti pubblicitari parlano di oggetti sconosciuti.

 Qui si possono assaporare i piatti della cucina romagnolo come i salumi del territorio, la pasta fatta in casa, ottime le tagliatele, il coniglio in porchetta o la carne alla griglia, salsiccia-castrato-costolette, servita su piccoli fornelli alimentati a carbone che la mantengono calda, insomma una ottima cucina del territorio accompagnata da una lista di vini ricca di etichette, sempre rigorosamente del posto.

D’estate si può mangiare all’aperto o seduti davanti alle grandi finestre che si schiudono sulla campagna ed i boschi di Torriana, d’inverno ci si riscalda con i camini e le stufe di legna dove intanto si cuociono il pane fatto in casa e la ciambella.

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I monumenti di San Leo

La Cattedrale di San Leo è dedicata a Santo Leone patrono ed ha uno stile romanico-lombardo che porta a datare l’edificio nel 1173. Ha ricche decorazioni interne soprattutto di tipo scultoreo. La sua pianta è a croce latina con tre navate e transetto, ha una bellissima cripta e un ampio presbiterio rialzato.

La Torre Campanaria sorge isolata sulla cima del Monte della Guardia, una delle due sommità del Masso San Leo. Costituiva con gli altri edifici la “Cittadella Vescovile”, residenza del Vescovo di Montefeltro che fu distrutta nella metà del secolo XIV dai Malatesta, signori di Rimini. Ha una forma quadrata, ma nel suo interno si trova una costruzione a pianta circolare più antica.

 

La Rocca di San Leo

La Rocca di San Leo

Il Palazzo Mediceo venne edificato tra il 1517 e il 1523 come residenza del Governatore di San Leo e del Montefeltro per conto della Repubblica Fiorentina, lo stemma della città di Firenze, il Giglio, è scolpito in una pietra che riporta la data 1521, si trova inoltre lo stemma di Papa Giulio II della Rovere. La famiglia della Rovere ampliò, tra la fine del cinquecento e gli inizi del Seicento, il Palazzo aggiungendo la sala del teatro. Attualmente qui sono ospitati il Museo d’Arte Sacra e l’ufficio turistico della città. 

Il Convento di Sant’Igne fu fondato da San Francesco nel XIII secolo a circa due chilometri dal centro abitato. Nella piccola chiesa si trova un affresco con la Madonna in trono con il Bambino e i Santi del 1535 e un segmento del tronco di olmo sotto il quale San Francesco predicò a San Leo. L’albero fu abbattuto nel 1662. Su un lato della chiesa si trova un chiostro, mentre la sala capitolare è ricca di due monofore trilobate che testimoniano lo stile gotico della architettura francescana.

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San Leo

L’entroterra romagnolo si estende fino ai confini con la regione Marche con il suo paesaggio tipico, i suoi boschi e i suoi antichi borghi medioevali. E proprio nelle Marche, in provincia di Pesaro-Urbino, si trova il Comune di San Leo con l’antico castello della Signoria dei Montefeltro eretto su un massiccio macigno roccioso che domina la Valle del Marecchia. Questo comune ospitò l’eremita di origine dalmata Leone che contribuì con San Marino allo sviluppo del cristianesimo in questa parte di Italia intorno al IV secolo.

Piazza di Leo

Piazza di San Leo

Dall’anno 1000 il nome di questa località divenne San Leo, in omaggio al Santo, fu sede vescovile dal X secolo e luogo di rifugio di Berengario II. Ma vide anche il passaggio di San Francesco nel 1213 e del sommo poeta Dante Alighieri nel 1306. Fu conquistato e occupato dalla Signoria dei Medici, dalla famiglia dei Della Rovere fino a quando nel 1631 divenne un possedimento dello Stato Pontificio.

Le origini della fortezza di San Leo, progettato da Francesco di Giorgio Martini, sono lontane nel tempo, risalgono infatti all’epoca degli scontri fra Goti e Bizantini nel VI secolo. Fu conquista e occupata a lungo da Federico da Montefeltro (intorno al 1441). Per coloro che attraversano l’entroterra romagnolo e arrivano in questa località il castello di San Leo appare un tutt’uno con la roccia su cui è stato costruito. Durante l’occupazione dello Stato Pontificio fu trasformato in prigione e nelle sue celle fu rinchiuso il Conte di Cagliostro. Continuò a svolgere tale funzione fino al 1906. Al suo interno oggi sono realizzate interessanti mostre di armi e di armature, di strumenti di tortura, di divise medioevali.

Rocca di Leo

Rocca di San Leo

La pieve di San Leo è dedicata a Santa Maria Assunta, si tratta del più antico monumento del Montefeltro che fu eretto secondo la tradizione sulla piccola celletta in cui San Leone si ritirava in preghiera (secolo IV). La chiesa ha una pianta basitale con tre navate con cripta e presbiterio rialzato su cui si eleva il ciborio del IX secolo. L’ingresso alla Pieve è sui lati della stessa a causa del terreno scosceso su cui si innalza. Sono state trovate tracce di restauri risalenti all’ XI secolo.

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Una passeggiata attraverso il territorio che circonda Montefiore Conca consente di vedere terre coltivate, aree boschive e un ricco mondo ancora selvatico molto ben conservato. Qui si trovano boschi punteggiati di ulivi, ricchi di castagni e di querce, che costituiscono in una zona vicino al mare una vera rarità. Nella Valle del Ventena di Gemmano si possono ammirare nel loro habitat naturale animali come l’istrice, il capriolo e il cinghiale. Percorrendo i numerosi sentieri si può arrivare fino all’area protetta delle Grotte di Onferno e al confine con la regione Marche.

Montefiore Conca - La Rocca

Montefiore Conca - La Rocca

Se ci si ferma, dopo una escursione nell’entroterra romagnolo,  nel piccolo borgo di Montefiore Conca che sta a guardia della Valconca, sul confine con il Ducato di Urbino, con la sua rocca dal profilo squadrato visibile fin da lontano dalle spiagge, dai poggi e dalle pianura si può mangiare e bere in uno dei suoi tanti tipici locali: si tratta di una terra di grandi consuetudini gastronomiche, di sapori forti e piaceri delicati, di ricette arcaiche e di cultura della buona tavola, insomma una cucina tradizionale dal sapore genuino e semplice, legato ai prodotti della terra e alla stagione.

Le terre del comune si estendono dai  500 metri del Monte Tauro fino alle fertili terre del fiume Conca. Anche se il periodo di maggior splendore fu il medioevo fin dai tempi antichi diverse popolazioni si sono stabilite in questi luoghi  come testimoniato da reperti preistorici, tombe dell’età del ferro e resti di insediamenti romani. La sua storia si intreccia con quella della città di Rimini in quanto la Signoria dei Malatesta scelse questa zona per edificare una grande ed imprendibile fortezza, da utilizzare sia come residenza e luogo di rappresentanza che come baluardo strategico-militare verso il confinante Ducato di Urbino. 

Il paese di Montefiore

Il paese di Montefiore

La rocca o castello è stata recentemente restaurata ed è totalmente fruibile, anche negli ambienti fino ad ora non raggiungibili. Per la prima volta si possono ammirare le pregiate pitture del XIV secolo attribuite a Iacopo Avanzi che si trovano nella Sala dell’Imperatore e del Trono. I numerosi materiali rinvenuti con il restauro offrono uno spaccato della vita del castello nella sua quotidianità: la vita di corte, l’attività artigianale e militare. A circa un chilometro dalla contrada si trova il Santuario della Madonna di Bonora, un luogo di culto mariano, meta di pellegrinaggio dei fedeli di tutta la regione Emilia Romagna, nella Canonica infatti sono esposti decine di ex-voto, alcuni molto antichi. Il Santuario risale agli inizi del 400 e fu fondato da un eremita di nome Ondidei Bonora.

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Torriana o Scorticata

Torriana è una della località più incantevoli dell’Entroterra Romagnolo. Confina con i comuni di Borghi, Novafeltria, Poggio Berni, San Leo, Sogliano al Rubicone e Verucchio. Si trova ad una altitudine di 377 metri sul livello del mare ed ha una superficie di 23 km². Si suddivide nelle frazioni di Bruciatini, Colombare, Franzolini, Gemmiano, Montebello (assorbito sul finire degli anni ’70 dal comune di Sogliano al Rubicone). Per raggiungerla da Sant’Arcangelo di Romagna, sulla Via Emilia, si seguono le indicazioni Verucchio e San Marino. Dopo aver superato la frazione di Santo Marino si trova la deviazione sulla destra con indicazione Torriano. Prima di giungere al paese prendere la deviazione a destra (via del castello).

Il nome originario era “Castrum Scortigatae” (La Scorticata), così come lo ritroviamo nelle cronache a partire già dal 1141, quando dipendeva dalla giurisdizione di San Giovanni in Galileo, questo nome descriveva perfettamente l’asprezza di un luogo tutto abbarbicato su uno spuntone di roccia quasi del tutto privo di vegetazione. L’incantevole vista che si ha sulla costa gli è valso l’appellativo di «balcone della Romagna». Il nome Scorticata venne cambiato da Benito Mussolini nel 1938 in Torriana.

L'ingresso al castello

L'ingresso al castello

Di origini villanoviana era sicuramente abitata fin dai tempi dell’età del ferro come dimostrano i numerosi reperti archeologici ritrovati in loco. Dopo il 1000 fu dominata dai Malatesta da Verucchio. Una leggenda narra che nelle segrete del castello fu trucidato nel 1304 Gianciotto Malatesta, lo stesso che anni prima, folle di gelosia, aveva ucciso la moglie Francesca da Rimini e il proprio fratello, Paolo, gli amanti sfortunati cantati da Dante nella Divina Commedia.

Sul masso calcareo più grande fu costruita una rocca che si confondeva con la pietra stessa e sull’altra una torre, (da qui il nome Torriana) . Una rocca sicuramente rilevante a guardia di una via, quella che risale la Valmarecchia, l’antica Via Maior, dal grande valore militare poiché rappresentava il collegamento principale con il Montefeltro e con la Toscana. Essendo posta su un picco che controllava il territorio circostante, consentiva di effettuare segnalazioni a tutta una serie di punti di guardia. Fu così centro di segnalazioni per la vallata nel ‘300, essendo il perno di un insieme di paesi dove sorgevano torri per segnalazioni luminose che si estendeva fino a tutto il Montefeltro. Questa località venne concessa dal Papa Lucio II alla chiesa Riminese, che la assegnò nel 1186 ai Malatesta di Verucchio. Lungamente contesa per la sua posizione dominante sulla valle del Marecchia, soprattutto perché in tempi di invasioni ed ostilità costituiva una difesa naturale, fu possedimento dei Malatesta fino al 1462, anno in cui fu conquistato dai Montefeltro dopo aspre battagli con le truppe dei Malatesta. Successivamente passò anche per le mani di altre grandi casate come i Borgia e i Medici.  Nel 1504, come gran parte della Romagna, Torriana fu controllata da Venezia tornando dopo pochi anni alla Chiesa che, nel 1519, la concesse al conte Pio dei Carpi. Per lungo tempo le pendici del suo monte vennero erose da cavatori e marmisti.

La torre campanaria

La torre campanaria

Nel corso dei secoli Torriana si è modificata ed è divenuta il capoluogo comunale. Il castello era dotato di una lunga cinta muraria che controllava l’intera rupe, con vari punti di avvistamento, attualmente restano parte della rocca, la porta con due imponenti torrioni circolari, una cisterna e parte del maschio. In posizione sovrastante rispetto alla rocca si trova la torre capanario, lato verso il mare, parzialmente ricostruita dopo la seconda guerra mondiale. Su un vicinissimo colle roccioso – lato monte – si trova la torre quadrata, risalente al XIII secolo e dominante la valle del Marecchia.

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