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Archive for gennaio 2009

Chi trascorre le sue vacanze al mare al San Mauro Mare, provincia di Forlì-Cesena, può dedicare un pomeriggio alla scoperta di uno dei più grandi poeti romagnoli, Giovanni Pascoli, che trascorse qui la prima giovinezza in quanto il padre era il fattore della villa agricola dei principi Torlonia. Villa Torlonia si trova nell’entroterra romagnolo a  San Mauro Pascoli, è facilmente raggiungibile:
– dalla Statale 16 Adriatica uscire a Savignano a Mare, seguire le indicazione per S. Mauro Pascoli – Villa Torlonia. In San Mauro Pascoli svoltare a sinistra verso Bellaria Igea Marina; proseguire per 1Km, alla rotatoria svoltare a sinistra;
– dall’Autostrada A14 uscire a Rimini Nord, a sinistra seguire le indicazioni per S. Mauro Pascoli – Villa Torlonia. Oltrepassare il cavalcavia sull’autostrada; al successivo incrocio svoltare a destra per Bellaria Igea Marina. Proseguire per 2 km., davanti alla Villa seguire la strada, alla rotatoria svoltare a destra;
– dalla Via Emilia: alla rotatoria di Santarcangelo di Romagna seguire le indicazioni per S. Vito; oltrepassare il cavalcavia dell’autostrada, alla successiva rotatoria seguire le indicazioni per villa Torlonia.

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Nel lontano 1828 lo Stato Pontificio cedette la tenuta detta “La Torre” alla famiglia dei principi Torlonia. La Torre era situata al centro dei possedimenti rurali di proprietà del Principe Alessandro Torlonia, si trattava di una grande tenuta di circa 150 poderi dominati da una imponente villa gentilizia, del XVII-XVIII secolo, chiamata appunto La Torre, composta da un complesso di edifici fra i quali primeggiava quello padronale, dove risiedeva la nobile famiglia.

Ai lati del palazzo vi erano due costruzioni, una adibita ad abitazione del fattore (il padre di Pascoli fu fattore dal 1862 al 1867) e a deposito attrezzi e magazzino prodotti agricoli, l’altra è la Chiesetta dei SS. Pietro e Paolo, sicuramente di costruzione ottocentesca. A metà del ‘900 gli eredi dei Torlonia vendettero la tenuta che venne frammentata e in parte abbandonata al degrado. Dal 1974 invece la torre è stata dichiarata “manufatto di particolare interesse storico” e sottoposta a tutela e restauri che l’hanno restituita all’antico splendore.

La casa di Giovanni Pascoli è stata trasformata in un piccolo museo in cui sono conservati intatti gli ambienti in cui il poeta visse con la famiglia e trascorse gli anni felici della sua infanzia fino alla sera del 10 agosto 1867 quando il padre Ruggero fu ucciso mentre tornava a casa dal mercato di Cesena.

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Castello di Ribano

Il Castello di Ribano risale al XI secolo. Fu fino al 1500 luogo di villeggiatura, di preghiera e di lavoro dei Monaci di Classe che producevano, nella bellissima grotta con soffitto “a volta”,  un vino che divenne ben presto famoso per la sua qualità.  Con la rivoluzione francese i monaci furono cacciati e il castello con i vigneti passò di mano in mano, con alterne fortune, fino alla famiglia savignanese dei Vallicelli.

L’ultimo dei Vallicelli lo lasciò in eredità al Conte Gioacchino Rasponi nipote del Re di Napoli. Fu uno dei personaggi più illustri del patriziato liberale di Ravenna di cui fu sindaco nel 1865.

Dai Rasponi il Castello di Ribano passò ai Conti Spalletti fino all’attuale proprietario, il Principe Giovanni Colonna di Paliano, nipote del conte Giambattista Spalletti e figlio di Donna Maria Luisa Colonna Spalletti.

Ingresso Castello di Ribano con stemma della famiglia Colonna

Ingresso Castello di Ribano con stemma della famiglia Colonna

La nobile famiglia Colonna è proprietaria anche della fortezza, con residenza, di Santarcangelo di Romagna. La Rocca di Santarcangelo nel 1447, durante la signoria di Sigismondo Pandolfo, assunse l’aspetto che ancora oggi mantiene: fu ridotta l’altezza del mastio (costruito nel 1386) e vennero costruiti i tre torrioni poligonali posti agli angoli dell’edificio principale.

Cipressi lungo il viale di ingresso al Castello

Cipressi lungo il viale di ingresso al Castello

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Per trascorrere un pomeriggio particolare a contatto con la natura e con la storia si può andare a visitare l’antico Castello di Ribano.  Il castello è la prestigiosa sede delle rinomate Cantine Spalletti  – Colonna di Paliano.

Già nel 1500 i Monaci Classensi soggiornavano durante il periodo estivo nel Castello e producevano dell’ottimo vino conservato nelle fresche cantine del castello.

Oggi il maniero, dopo un attento restaur,  si mostra ai visitatori in tutto il suo originario splendore: è stato eliminato l’intonaco vecchio e macchiato di muffa che ricopriva le pareti,  sono stati ripuliti i mattoni e le pietre della pavimentazione. Il maschio centrale, le corti, le sale interne, i loggiati, le storiche cantine allestite con gli antichi strumenti di vinificazione e le vecchie botti di rovere, perfettamente conservati, sono diventate la destinazione ideale di una passeggiate nell’entroterra romagnolo.

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Si può consumare il pranzo al sacco nel giardino all’ombra degli olivi e dei tigli, oppure nell’ampio portico d’arrivo dominato da un vecchio ulivo centenario, con un po’ di fortuna si possono incontrare volpi,  istrici,  fagiani e lepri. E’ possibile partecipare a visite guidate. La “Tenuta di Savignano” gestisce circa 220 ettari di terreno, dei quali circa 75 dedicati alla viticoltura. I restanti ettari sono coltivati a vigneto, uliveto, frutteto. Dalla trasformazione di questi prodotti si ottengono confetture (albicocca, zucca, cipolla, menta, sambuco, pesca, fichi, ciliegie), succhi di frutta e dell’ottimo limoncello. Dalle olive si ottengono un ottimo olio extra vergine d’oliva e le olive in salamoia. Nel nuovo punto vendita dedicato alla vendita diretta al consumatore è possibile acquistare frutta, olio, confetture, succhi, creme, saba, savor, sciroppo, sottoli, olive.

Queste cantine utilizzano il meglio che la tecnologia offre unitamente al meglio della tradizione contadina in materia di vinificazione.  Nella sua nuova tecnologica cantina, inaugurata,  nel 2005 l’azienda produce il Sangiovese di Romagna D.O.C., il Trebbiano di Romagna D.O.C., l’Albana di Romagna D.O.C.G., il Bombino Bianco, il Cabernet Sauvignon e Franc, il Riesling, lo Chardonnay e il Merlot. Vini frizzanti e spumanti prodotti sono l’Abate di Ribano e il Brut. Un ottimo vino dolce è  “La Duchessa di Montemar”.

Il Castello di Ribano, oltre ad ospitare le Cantine Spalletti Colonna di Paliano, grazie ad una attenta opera di restauro,  è divenuto il luogo ideale per cerimonie, eventi, meeting, sfilate e mostre. La corte dell’ulivo,  quella della vite e le antiche sale sono i luoghi ideali per matrimoni e sfilate di moda.

Per chi soggiorna a Rimini le Cantine Spalletti Colonna di Paliano sono facilmente raggiungibili: da Rimini si percorre la Via Emilia fino alla nuova rotonda di Savignano sul Rubicone, si svolta a destra in direzione Sogliano/Borghi. Proseguendo per questa strada dopo tre chilometri circa si arriva al Castello di Ribano. 

Castello di Ribano – Via Sogliano n.104 – Savignano sul Rubicone (FC) – tel. 0541945111

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Il bosco

Passeggiando per i boschi che come tante macchie verdi caratterizzano l’entroterra romagnolo si può ammirare una varietà incredibile di alberi, di arbusti e di piante. Il bosco di Roverella prevale nelle aree rivolte verso sud, con le piante di Orniello, gli arbusti di Coronilla e di Citiso nel sottobosco. La flora erbacea è rappresentata dall’Asparago, dalla Clematide, dal Geranio, dalla Rubia, dalla Rosa e dalla Ginestra. Sono piante robuste che ben riescono ad adattarsi a terreni poveri e degradati, con scarsa acqua.

Nelle zone con una maggiore disponibilità di acqua  si trovano il Carpino nero, l’Orniello, l’Acero. Gli arbusti sono costituiti prevalentemente dal Nocciolo, dal Sanguinello e dalla Lonicera. Molto belle in primavera quando fioriscono sono l’Epatica, la Primula e l’Anemone. Lungo i fossi e i rivi prevale il saliceto arbustivo con Salix eleagnos, il Salice bianco, il Pioppo bianco, il Pioppo nero, l’Ontano e altre specie arbustive.

Lungo i margini di strade e di campi, in quei terreni dove si depositano i rifiuti che portano ad un accumulo di sostanze organiche, crescono la Robinia, l’Ailanto e il Sambuco. Molte zone sono state rimboscate usanto piante di varie specie come il Pino e il Cipresso. In altre zone dell’entroterra romagnolo si stanno sostituendo alle piantagioni piante tipiche del bosco al fine di valorizzare l’ambiente naturale.

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Il Museo di Verucchio ha la sede presso un ex Monastero. Si tratta del Monastero di Sant’Agostino, che si trova fuori le mura cittadine di antica origine medievale, ad una estremità del paese.

Il Monastero risale al XII secolo e fu successivamente ampliato nel 1700, furono aggiunte la chiesa e le filande. Destinato a diversi utilizzi nel corso degli anni seguenti, finì con l’essere abbandonato al degrado ed alla rovina negli anni ’70. Sottoposto ad un lungo ed scrupoloso restauro fu destinato infine per le sue grandi sale a museo.

Nelle sale sono conservati i reperti archeologi rinvenuti nelle necropoli verucchiesi. Lo studio di questi materiali ha consentito di ricostruire la cultura e le tradizioni di una particolarissima civiltà sviluppatasi in queste terre tra il IX e il VII secolo avanti Cristo: la Comunità Villanoviana di Verucchio e sulle trasformazioni avvenute nel suo seno tra il IX e il VII secolo a. C. Gli oggetti rinvenuti sono utensili, come quelli per la tessitura, armi, bardature dei cavalli e gli elementi dei carri, oggetti usati per vita quotidiana come il vasellame, ceramico e bronzeo, rare stoffe per vestiti e arredi, suppellettili in legno per le case e altri materiali, molti raffinatissimi gioielli in ambra e in metalli nobili.

Il Museo Civico Archeologico si trova in Via S. Agostino, tel.0541/670222, chi arriva a Verucchio, per lavoro o per vacanza, non deve perdere l’occasione di ammirare gli oggetti qui custoditi.

Altre visite d’obbligo sono quelle alla Rocca Malatestiana o Rocca del Sasso, alla porta e alla Rocca di Passerello, alle Mura del Fossato, alla Chiesa Collegiata con i suoi due crocefissi del secolo XIV e XV e, fuori dal paese alla Pieve (secolo X) e al Convento francescano del 1215 dove si trova un antichissimo cipresso che ha la fantastica età di 700 anni.

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Il comune di Verucchio si trova a 14 Km. da Rimini, ha una estensione di 27,07 Km quadrati. Prima della nascita di Cristo, tra il IX e il VI secolo, fu la sede della raffinata civiltà Villanoviana.  Nel Museo Civico Archeologico Villanoviano sono conservati preziosi preziosi reperti dell’età villanoviana-etrusca (gli oggetti sono stati trovati nelle tombre del IX-VI sec. a.C.). Tutto nel paese parla del suo passato medioevale, numerose testimonianze sono emerse dai siti archeologici, molti scavi sono ancora in atto, ma anche dalle antiche pievi, e dalle chiese e dai conventi ricchi di statue, quadri e mosaici. Un’altra testimonianza del passato di Verucchio è la grande Rocca, una delle più grandi e possenti dimore della Signoria dei Malatesta dalla quale si vede il più bel panorama della Romagna. Qui è nato il Mastin Vecchio, fondatore della dinastia dei Malatesta di Rimini.

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In località “Il Doccio” è possibile visitare l’ Oasi di Cà Brigida, che si estende per 17 ettari lungo il Rio Felisina, qui si trovano boschi, aree coltivate e una casa colonica con il parco annesso. L’Oasi fa parte delle riserve del WWF, al suo interno si può visitare la sala dove sono esposte le testimonianze di Storia Naturale della Valle e la biblioteca del Centro Documentazione Ambientale del WWF di Rimini.

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La fauna

L’entroterra romagnolo è ricco di fauna. Quando sono state costruite le case, le strade ed i primi insediamenti urbani la natura è stata rispettata, non ci sono stati disboscamenti selvaggi come in altre località ne’ si è cementizzata la campagna. Rispettando il loro habitat gli animali del bosco hanno continuato ad abitare le colline e i boschi.

Durante le passeggiate non è insolito incontrare, specialmente nelle prime del mattino e prima del tramonto del sole, il Capriolo (Capreolus capreolus) che tranquillamente si nutre tra i cespugli vicino a zone aperte. Se il terreno è umido e siete attenti osservatori si possono trovare le orme del Tasso (Meles mels), che assomigliano in piccolo a quelle dell’orso, e della Volpe (Vulpes vulpes).

Sempre in queste ore è possibile udire il canto di uccelli di piccole dimensioni come il Pettirosso (Erithacus rubecula), l’Usignolo (Luscinia megarhynchos) e lo Scricciolo (Troglodytes troglodytes) che si nascondono tra i cespugli. Camminando con lo sguardo verso il cielo si possono osserva le Poiane (Buteo buteo) ed il Gheppio (Falco tinnunculus), che volano alti in cerca di prede sui campi e sui prati, ma anche le Gazze (Pica pica) e le Cornacchie grigie (Corvus corone cornix). Un rapace, l’ Albanella minore (Circus pigargus) nidifica nelle piccole valli con erbe alte e con cespugli. Questo uccello in mancanza di campi incolti utilizza anche i campi coltivati a cereali, lo si può osservare in particolare nei mesi estivi mentre in autonno parte per l’Africa. non è insolito vedere anche l’ Albanella reale (Circus cyaneus) che sverna in queste zone.

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