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Archive for 28 marzo 2011

La storia di Brisighella

Le origini della città di Brisighella risalgono alla fine del 1200, quando il condottiero Maghinardo Pagani da Susinana edificò, su uno dei tre scogli di selenite, una roccaforte, oggi nota come Torre dell’orologio, la più importante della Valle del Lamone per controllare il castello di Baccagnano, sulla riva destra del fiume Lamone. Qui si erano rifugiati i Manfredi, signori di Faenza, dopo esserne stati da lui cacciati. Nel XIV secolo i Manfredi, signori di Faenza, fecero costruire sul picco adiacente una rocca.

Un piccolo borgo dalle caratteristiche scale di gesso incominciò a svilupparsi intorno a questa costruzione e lungo la Via del Borgo (nota anche come “Via degli Asini”), una strada coperta del XII secolo, sopraelevata ed illuminata da mezzi archi, che aveva anche una funzione difensiva. Attualmente sono ancora visibili “Il Torretto”, un bastione della cinta muraria quattrocentesca, e un secondo bastione costituito dall’abside della chiesa di S. Croce.

La Rocca invece fu edificata nel 1310 dai Manfredi, signori di Faenza, rimase a questa famiglia fino al 1500, quindi passò per soli tre anni a Cesare Borgia. Dal 1503 al 1509 appartenne ai Veneziani che costruirono il grandioso maschio e due lati delle mura, poi fece parte dello Stato Pontificio. Alla fine del 1500 i due torrioni furono ricoperti da un tetto. Insieme alla Rocca, La Torre dell’Orologio fino al 1500 costituì il sistema difensivo del centro abitato.

Le mura cittadine erano interrotte da tre porte che consentivano l’ingresso in città: Porta Buonfante, Porta Fiorentina e Porta Gabalo, verso Faenza. Porta Buonfante abbattuta nell’Ottocento, conduceva verso i campi, sui fianchi della collina. Una lapide segnala che nelle vicinanze si trovava fin dal 1626 un piccolo pilastro con un’immagine della Madonna, in seguito trasferita nel santuario in cima al colle e venerata sotto il titolo del Monticino. La Porta delle Dame segnava invece l’ingresso dell’antico paese e della Via del Borgo o degli Asini. La denominazione sembra derivi dal fatto che qui le signore del paese accoglievano i forestieri.

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